Come nasce il film

Molte donne cingalesi lasciano la famiglia e i figli per andare all’estero. I primi flussi migratori dallo Sri Lanka verso l’ Europa sono avvenuti intorno agli anni 70, verso Italia all’inizio degli anni 90.
Da allora sono passati molti anni. Parole come colf, badante, immigrazione, integrazione, razzismo ci hanno accompagnati in questo tempo.
Chi parte dal proprio paese di origine affronta uno sradicamento socio-culturale ma si trova anche davanti alla possibilità di un altro radicamento.
La presenza di donne e uomini cingalesi, portatori di culture e stili di vita diversi da quelli italiani, ha dato vita a monasteri buddhisti cingalesi, luoghi di pratiche religiose e culturali: per non dimenticare le origini e per renderle visibili nel nuovo contesto di vita.
E intanto nascono i figli o i figli si ricongiungono alle madri, come capita a Sunita.
I figli crescono in un Paese che iniziano a sentire loro mentre i genitori lo vivono come un luogo, solo e per sempre, di passaggio.
Sunita non vuole mettere radici in Italia. E’ diversa dalle altre madri, parla appena l’italiano, forse non vuole impararlo. Non è ignoranza. Sarebbe un segno di appartenenza all’occidente senza valori. La allontanerebbe dalle sue origini, dai suoi principi morali, educativi, da tutti i modi in cui può proteggere suo figlio.
Ma tra le quattro mura di casa, per le strade italiane, i valori di Sunita si manifestano subendo, inevitabilmente, una distorsione, mentre creano altre interpretazioni e visioni.
Da qui nasce “Per un figlio”..