Condividi

Diario di un mese di riprese

Abbiamo girato per un mese intero.
Lo spirito che c'era dietro la cinepresa potete leggerlo tra queste parole.

Livia


La processione

Image description

Le ragazze sono scalze con gli occhi truccati di rosso e grandi orecchini in oro. Camminano sulla terra, tra le pozzanghere.
La processione sta per partire: i bambini in bicicletta, i monaci, decine e decine di donne vestite di bianco, bandiere buddhiste e tamburi, ventagli e uomini in velluto tra i prati, accanto al fiume.
Per mettere insieme tutti ci sono volute delle ore.
All'orizzonte le nuvole diventano sempre più gonfie, sempre più grigie. L'elefante aspetta di essere portato in mezzo alla gente. E' stato l'unico a non correre per scampare il temporale che ci ha inzuppati quando tutto era pronto, l'attimo dopo che Suranga ha urlato: action!

C'è l'atmosfera di quando si fa qualcosa per la prima volta. Infiniti tentativi perché tutto vada per il meglio e mille intoppi. Si perdono le chiavi, diluvia, il motorino non parte, manca il casco. Spingiamo la macchina e ritroviamo le chiavi, ci bagniamo ma tutto riprende a girare. Bisogna avere molta pazienza, uscire dalla dimensione della puntualità per entrare nella dimensione del tempo. Le scene si ripetono.

Intorno al film ruota un mondo: molte persone che sono nate in Sri Lanka ma vivono a verona da tanti anni, i bambini e le bambine che sono nate qui e conoscono le anime dei due luoghi. C'è anche chi è venuto in italia solo per lavorare al film. Non sono turisti: si parla quasi sempre srilankese e si mangia solo piccante, insieme.
Viviamo tra due case vicine messe a disposizione gratuitamente da amici.
Aprendo le porte tutto odora di curcuma.

La location

Image description

Mentre mangiamo c'è il sole e alzando la testa si vedono fiori arancio rampicanti sulla facciata. La casa è disabitata non si sa da quanto tempo. Le porte chiuse sono sigillate dall'ufficiale giudiziario.
Entrando nelle stanze dove hanno girato alcune scene stamattina sembra di avere forzato qualcosa: un ricordo, la memoria, delle relazioni che si possono dimenticare.

Una nonna deve essere morta qui e prima deve avere smesso di essere autosufficiente, deve non avere potuto più camminare, cucinare. Qualcuno, forse un'altra donna, sarà venuta ad aiutarla. Una nonna deve avere abitato qui, forse anche un nonno, con tutte le sue sante e santini, con i fiori di plastica, i peluche, le fotografie degli abbracci con i barboncini e poi la sedia a rotelle.

In queste stanze il silenzio è pieno di fantasmi.
Sunita è sulla poltrona rossa e quando me ne rendo conto prendo spavento, in pochi attimi devo essere certa che non sia una presenza dall'aldilà. Invece è un'attrice in pausa e anche una badante venuta a riaprire un capitolo chiuso della sua vita per trasformarlo in qualcosa d'altro.
Bevendo un caffè caldo Sunita mi dice che ogni figlio ama sua madre in modo assoluto.
Non vuole che lei ami nessun altro.
La lontananza, allora, fa piangere solo al pensiero.

Pentole e scoth

Image description

Questo film è una grande opera di composizione. Non solo perché ognuno fa il suo. Una buona parte del tempo è dedicata a recuperare quello che tante altre persone mettono a disposizione, a riunirlo e renderlo fruibile a tutti.
Un esempio evidente è il cibo: non c'è una sola persona incaricata alla cucina, cuochi professionisti o catering specializzati. Ci sono tante donne e alcuni uomini che si mettono d'accordo quotidianamente: è un continuo di telefonate, 'è pronto', 'ancora non è pronto', 'fra poco puoi venire'.
È tutto un accompagnarsi, un aspettarsi a vicenda.
Passiamo da una casa a prendere il riso, da un'altra per le salse, da un'altra ancora per il chicken curry, etc. Le pentole chiuse con lo scotch, i grandi recipienti, i mestoli circolano tra le cucine.
Ci regalano cesti di uva appena raccolta. Sono le famiglie, gli amici a preparare qualcosa per tutti.
Stuti, grazie.
Ieri un ristorante dove una volta uno di noi ha lavorato come cameriere ci ha offerto la cena perché sostiene il progetto.
Si mangia con le mani, si condivide il cibo, tutti lavano i piatti.

La vecchia auto

Image description

Hai scritto che ieri è stata una giornata terribile? - dice un'attrice.
Tutti gli imprevisti di oggi hanno a che vedere con le macchine, la guida e il sogno di fare un film in Italia coinvolgendo donne e uomini che hanno altre abitudini e regole, a cui in alcuni casi non sono riconosciuti i diritti di cittadinanza.
Già durante l'estate sembrava che tutto dovesse saltare in aria per i visti che fino all'ultimo momento le ambasciate ci dicevano essere impossibili da ottenere.
Per chi già abita in italia, essendo nato altrove, invece, la negazione è vissuta più nel quotidiano. Per esempio se sei una persona abilitata alla guida nel tuo paese, qui non vale. Quindi ci accompagniamo, ci scambiamo le macchine, le chiavi, i libretti di circolazione anche se questo comporta un grande impegno di organizzazione.

In Italia la macchina e i garage sono un grande simbolo di proprietà privata. In generale non si guida la macchina di qualcun altro per non rischiare di graffiarla, guastarla, fare un incidente.
Per una sosta di venti minuti davanti al garage di una vicina, abbiamo evitato per un soffio che chiamasse la polizia: ad una delle nostre vecchie auto si era scaricata la batteria e per evitare di pagare un elettrauto, dovevamo aspettare un'amica che stava arrivando in soccorso.
I vigili, la polizia, le multe, la ztl, la sosta ad ore, il codice della strada scritto e non scritto.

'Quando ho sbattuto contro l'autobus ho pensato ai miei figli, mi sono venuti in mente loro e così mi sono salvata.'

Il condominio

Image description

Alle otto di sera siamo al settimo piano di un condominio, ci sono cinque appartamenti.
Chi ci abita? Srilankesi, srilankesi, ghanesi, in vendita, una che non c’è mai.
Ci sentiamo a casa. I vicini preparano il té.

Arriviamo in tanti con tutto quello che serve. Dalle finestre si vedono i tralicci di una centrale idroelettrica a pochi metri, un fiume incanalato per produrre, più lontano un'area fortemente industrializzata: capannoni, capannoni, case basse, ipermercati.
Uno di noi abita in questo condominio da molti anni e la sua vita immediatamente diventa lo sfondo del film.
Non è un film autobiografico ma prende delle scene dalle vite di ognuno di noi. Alcune delle nostre nonne sono emigrate, altre sono state curate in vecchiaia da giovani badanti straniere, alcune delle nostre madri hanno lavorato come badanti, certi di noi sono stati adolescenti arrabbiati a stare tra le frontiere e più lingue, altri hanno lasciato i luoghi di origine da grandi e hanno ricostruito nuove comunità meticcie.

Ad un certo punto, dalle scale sbucano tre bambine ghanesi.
Avranno avuto sentore che il film parlasse anche di loro.

Di pomeriggio, in Via San Nazaro, portavo i sacchi della spesa. Mi fermo davanti ad una scena.
Una bambina di dieci anni e suo fratello attraversano la strada. Stanno per aprire il portone quando una macchina si accosta. Una signora urla come un'ossessa: 'La prossima volta tuo fratello va sotto una macchina, lo sai, vero? così prima o poi finirete tutti e due sotto una macchina. non si fa così, non si fa così. Ma dov' è tua madre? Dov'è tua madreeeeee!!!'
La più grande risponde solo: 'A casa'.
Li guardo, devono essere srilankesi o bengalesi.
Entrano.
Dico alla signora perché ha urlato in questo modo a due bambini.
Mi dice che devono avere paura. Mi dice 'vai a cagare'.

Tra realtà e finzione

Image description

Oggi dal set arrivano suoni di tamburi, canti e preghiere.
C'è un odore di bruciato e di incenso.

Se il cinema non è una messinscena senza senso, se non è solo una rappresentazione artificiosa della realtà, non una ripetizione vuota, dentro sta succedendo qualcosa di vero. Non so cosa.
Quando abbiamo girato le scene della processione, il monaco non era un vero monaco ma un vero monaco era presente e si è preoccupato del fatto che chi stava interpretando il suo ruolo rispettasse alcune regole.
La solidarietà della comunità srilankese era vera, il loro sostegno era vero anche se l'elefante era di cartapesta.

Oggi Malshan e Saranga mi dicono che non credono in quello che sta succedendo in casa, nel rito che dovrebbe esorcizzare e proteggere Kamal. In giro ci sono molti ciarlatani che dicono di avere una spiritualità che non hanno.
Suranga dice che in una parte del mondo questi riti e gesti sono veri, in un'altra parte del mondo si svuotano di senso.
E chi sta tra i due mondi?
Is there a link between fiction and reality?
Ci deve essere sempre un punto in cui la rappresentazione e la realtà si toccano se solo l'odore di incenso ha pacificato gli animi durante le riprese,e se quel ragazzo, dopo avere girato la scena di bullismo, si è messo a piangere.

Genitori che partono

Image description

'Mentre giriamo questo film, rivedi la tua vita?'
'Nei fatti la mia vita è stata diversa, ma in generale questo film tocca tutti i genitori stranieri in Italia e molti bambini che sono rimasti al paese quando loro sono partiti. E nel frattempo sono cresciuti.
Molti genitori partono perché pensano di potere dare una vita migliore ai loro figli, ma partire garantisce davvero una vita migliore?'

La sagra del paese

Image description

L'esperienza è stata davvero positiva.
Sentivamo ogni tanto tra la gente piccoli insulti razzisti al nostro gruppo.
Essendo il nostro gruppo misto, quegli insulti li abbiamo subiti tutti, italiani e srilankesi.
Dagli italiani agli srilankesi per il colore della pelle.
Dagli italiani agli italiani perché stavano lavorando con srilankesi.

Oltre le parole

Image description

Nessun luogo è abbandonato da tutti e nessuna storia per sempre dimenticata. I vetri sono rotti, le porte aperte, la struttura è arrugginita, non c'è più niente sotto la pensilina del benzinaio.
Ma l'albero è cresciuto al centro, i muri sono pieni di graffiti, un tavolino fatto di mattoni sta in mezzo al piazzale come fosse una enorme stanza, un fuoco è stato acceso di recente. Un branco, una setta, dei senzatetto, i rifugiati, le battone, ci sarà sicuramente qualcuno che abita qui.
Non si può pensare che un posto così grande sia davvero abbandonato.

Siamo nel bel mezzo della campagna, la campagna dei campi, dei vivai, delle cantine, dell'asfalto e delle file di macchine.
Oggi è il primo giorno di autunno. Fa freddo. Beviamo un tè caldo e mangiamo una torta mela e cannella.
Abbiamo tutti imparato a dire stuti (grazie) e Diego chiede: come si dice 'prego?'.
Kaushy spiega che 'prego' non esiste in srilankese. molte formule cosiddette di cortesia sono state introdotte dagli inglesi.
Nella sua lingua, prima del colonialismo, nessuno diceva 'good morning' o 'good evening' perché il tempo da loro non è mai gloomy (uggioso), quindi non ha senso augurare che sia un buon giorno, il sole e il calore non mancheranno in ogni caso.
Prima dell'arrivo degli inglesi che hanno introdotto questi modi di dire, per salutarsi ci si toccava (il cuore, i piedi, le mani o con gli occhi) o si diceva may you have merits (merit significa: spiritual credit granted for good works) perché la lingua srilankese ha un'origine religiosa. Da loro non si dice neanche I love you perché ci sono sentimenti più nobili di quelli che si esprimono con la parola love.
Per esempio per rivolgerti a qualcuno che ami tu puoi chiamarla amma (madre), e se lo dici ai tuoi figli è un grande senso di onore.

L'unica scena di sesso visibile del film l'abbiamo girata, oggi, in questo luogo anonimo, solo apparentemente abbandonato.
Il resto della serata è stata dedicata alla scena di un abbraccio: un ragazzo imparava ad abbracciare sua madre.

Pronto soccorso

Image description

Kirthi è sull'ultimo gradino della scala. Muove dei panni neri intorno alla luce del soffitto.
Channa guarda il muro, l'aria, segue con gli occhi le ombre e le luci.
Si mettono d'accordo in un modo impercettibile sulla posizione.
Kirti spilla al tetto la stoffa.

L'abbiamo visto arrampicarsi sui lampioni di un giardino pubblico, in perfetto equilibrio sulle trombe delle scale al settimo piano, stabile su tre cassette impilate una più piccola dell'altra.

Channa continua a muoversi per la stanza, a intravedere i riflessi e i fantasmi di questa casa.
Tutto riflette e proietta le nostre presenze in questo processo creativo, anche nella sua materialità.
Spesso, negli interni, giriamo di giorno scene notturne e di notte scene diurne. Va di pari passo con lo stravolgimento dei ritmi delle giornate. Dormiamo poco. Ieri per niente.
Il pronto soccorso era stranamente calmo.
I personaggi non sono solo dei ruoli. Sono dei momenti della vita.
Nella ha compiuto oggi 72 anni, attrice per passione, abitante delle montagne.

La partenza

Image description

Arriva sempre il giorno di partire.
Una partenza è anche l'origine non raccontata di questo film.
Un giorno Sunita ha lasciato la sua isola e ha affidato suo figlio alle cure di qualcun altro.
Un giorno suo figlio è partito dalla sua casa ed è venuto a vivere nella sua nuova casa in Italia.

Ieri ci siamo salutati. Le riprese sono finite, è stato il momento della festa, delle pulizie e delle lacrime, dei treni e degli aeroporti.
Stanotte i miei fratelli non riempiranno la stanza delle loro risate e dei loro calzini.
Cucino il cavolo viola che mi ha dato la signora Nella e i tortellini della mamma di Suranga.
Le pentole sono per lo più disperse.
Nessuna casa tornerà come prima. Gli oggetti rotti, dimenticati e regalati smentiscono la separazione e continuano questo nostro stare insieme che non ha ancora un nome come il film non ha ancora un titolo.
Prima il figlio nasce, poi si sceglie il nome.

Sul van fantastichiamo sui prossimi viaggi, in Sicilia o in Sri Lanka con il furgone da 12.
Siamo d'accordo che ci rivedremo presto e ci chiameremo con un nome postesotico.